A cosa servono gli imprenditori per gli economisti?

Seguendo i dibattiti sui media, per gli economisti l’imprenditore, a sorpresa, non ha nessun ruolo. Un esempio lampante di questa mia affermazione è un articolo sul Sole24ore di Fabrizio Galimberti .
Alla domanda su dove va l’economia italiana, tira in ballo politiche di supporto alla domanda, governo, debolezza corale, produzione industriale in calo fino ad arrivare a invocare i suggerimenti di Keynes.

foto luciano
Se questi, ed altri, fossero presupposti indispensabili per lo sviluppo delle imprese, come si spiegano i successi della solita Apple, ma anche di Luxottica, Ferrero, Barilla, Prysmian, e tante altre aziende (anche se troppo poche) in Italia come nel mondo?

E’ sempre più chiaro che è arrivato il momento di cambiare prospettiva, considerando l’inefficacia dell’attuale punto di vista degli economisti, e considerare l’economia non dall’alto dei trend o dei supporti e stimoli che possono venire da altri sistemi (politico, giuridico, sociale, ecc.) ma dal basso, dai singoli attori che determinano i destini dell’economia con i loro comportamenti: le aziende.
Aveva ragione Coase, premio nobel per l’economia nel 1991, quando pubblicò nel 2012 un articolo su Harvard Business Review dal titolo “Salviamo l’economia dagli economisti”!
Giustamente esordiva dicendo che “l’economia come presentata oggi nei testi e insegnata nelle scuole (e, aggiungo io, trattata nella stampa e nel dibattito pubblico) non ha molto a che fare
con la gestione del business e men che meno con l’imprenditorialità”.
Come dargli torto?
Allora è il caso di tornare alle origini, come ricorda lo stesso Coase, e considerare l’economia fatta dalla somma dei “comportamenti strategici” delle singole aziende e, a tale scopo, dotarsi di opportuni strumenti di sollecitazione e di analisi.
E’ evidentemente finito il tempo per le invocazioni retoriche di interventi “divini” e misteriosi
(il ritorno della domanda, quasi un sequel cinematografico), la pratica di inutili e sterili danze della pioggia (interventi di governi, summit, stress test, ecc.) e la triste e sterile constatazione dell’inefficacia di tutto questo.
L’azienda deve tornare a produrre abbondante cassa perchè solo essa è il cuore e la forza dell’economia (generare la domanda, creare occupazione, consentire l’abbattimento della tassazione,ecc.). In assenza non ci sono stimoli che tengano.
Dunque non sono i rapporti dell’Istat o dell’Inps, i decreti leggi del Governo Renzi o Cameron, i quantitative easing di BCE o FED che possono cambiare le sorti dell’economia ma lo può fare esclusivamente la progettazione dell’ attività d’impresa e l’analisi di tali progetti.

Luciano Martinoli

LucianoMartinoli, laureato in Scienze dell’Informazione ha ricoperto ruoli manageriali in importanti aziende IT internazionali: HP, Cap Gemini, SSA (oggi Infor). Si è poi occupato di start-up e apertura di filiali di aziende multinazionali in Italia: Arinso, Atlantic Sky. Successivamente ha ricoperto ruolo di vertice in Incubatori di Impresa del gruppo Moratti e partecipato a progetti di sviluppo aziendale. Dal 2009 in Crescendo mette a frutto queste esperienze organizzative e strategiche nell’ambito del framework scientifico-culturale messo a punto dall’azienda.
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