8 marzo – La donna liquida e il tempo breve della festa

Ops!…mio marito mi ha lasciata e sono rimasta sola con 14 figli!
Un caso limite, ma a questa donna kamikaze e al suo operoso marito vorrei dedicare la giornata internazionale della donna.

Immediatamente dopo la preferita è la donna manager.
La donna conosce poco la leadership dicono gli uomini, ma è una manager insuperabile.
Quando è chiamata a gestire (to manage) fa bene le cose (do things right) e le porta a termine con scrupolo.
Ovvio.

Da lei intuito sottile, esperienza profusa, determinazione quanto basta, tensione verso gli obiettivi e bla, bla.
In un centinaio di anni davvero un salto di qualità, dal focolare domestico al focus.

Lei, maneggiona, iperconnessa tra digitale e tecnologia con il suo bel paniere di informazioni da portare a spasso.
Lei, sicura, ben retribuita e simbolo di emancipazione per tutte le altre.

Ne paghi una e ne rendi felici diecimila, fosse solo per orgoglio di genere o per sconfessare simbolicamente quel sentimento tutto maschile che fa della donna un essere irrazionale innanzi tutto.

Già, l’irrazionalità femminile, come l’isteria di un tempo, è un’infamia totale che persiste, una provocazione storica tanto quanto la maternità surrogata con i suoi uteri in prestito, insulto che echeggia anche nello spazio.
Comunque la pensiate è una maternità biologica pasticciata e legata italicamente a doppio filo alla step child adoption.

Queste maternità abusate, per essere schietti, sono variabili impazzite del diritto e della scienza, sono una ola che parte dagli Stati Uniti e arriva in Thailandia ma poco hanno a che vedere con i luoghi dove fino a qualche anno fa nascevano i diritti umani e non i diritti agli affitti.

L’immobiliare della maternità e la donna incubatrice a gettoni mancavano nell’immaginario collettivo il mondo civile arranca e siamo davvero al limite tra incubo e fantascienza.

Qualcuno introduce il concetto di reato di natura sessuale contro l’umanità e questo spinoso argomento che porta con se’ qualcosa di grottesco, invade chiunque lo approcci.
In effetti finora si spinse oltre solo il nazismo con le sue pretestuose ricerche.

Fa invidia anche alla robotica la vita che soggiorna tra le viscere della donna.
E’ una ricchezza che continua a sgambettarle intorno anche nel degrado di una maternità surrogata e di una società scomposta avida di futuro.

L’utero in affitto del tipo a pagamento o per empatia legalizzata vede la donna sempre in bilico tra una identità conquistata con i denti una strumentalizzazione latente delle sue più’ profonde risorse.
In nome dei diritti, viene ingaggiata per intercettare un bisogno psicologico della collettività e per
farlo senza indugi da lavoratrice… impegnata in un business complessivo stimato intorno ai 150 mila euro a neonato. Tanto al chilo…

Ed e’ cosi’ che rendere disponibile il proprio utero appare mostruosamente normale.
Nella società’ dell’incertezza, in questa nota e mai meglio definita “societa’ liquida” non resta che ripartire da dove siamo nati.

Questa maternità’ surreale sembra essere piu’ una paternità, un’invenzione maschile che viaggia solo un bel po’ oltre il desiderio naturale di essere genitori, ed e’ ormai un servizio a domicilio ben orchestrato e diretto ad etero in primis e poi allargato ad omosessuali e single.
Cosi’, come nel resto del mondo cosiddetto civile, è piombato anche tra noi quello che cinicamente si puo’ definire bebe’ sociale in forma di fecondazione assistita, allevato per legge nel corpo di una donna un po’matrioska.

In Russia tale pratica e’ diffusa ma preferibilmente per coppie “normali” e regolarmente sposate. Maternità ispirata non tanto al principio garantista come noto ma per supportare medicalmente tutte le necessita’ della famiglia. Vigila il Ministero della salute e nell’ottica che tutto vada per il verso giusto.

La variabilita’ della legge da Paese a Paese parla da se’ e ci dice che gli imprevisti sul tema
possono essere molti. Non siamo davvero difronte ad un contratto come un altro.
Come se non bastasse, ogni paese offre tutele in coerenza alla propria matrice culturale e giuridica.

L’utero non e’ piu’ di nessuno e così universalmente espropriato indebolisce la donna ancora una volta e non la libera perche’ su di lei pende un altro atto volontario il cui carattere somiglia a quello della prostituzione.

L’8 marzo cos’è oggi ? ..un ottovolante, un altro carnevale, una realta’ acrobatica in cui la donna si cimenta senza divertimento.

Ma anche una festa troppo breve sempre tinta di giallo, la gaiezza femminile classica, la primavera delle eterne fanciulle che come in un quadro di Cezanne cantano, ripudiano la guerra e magari manifestano.
Di ritorno l’antica dipendenza delle donne per assenza di denaro e di identita’ ma ci dicono che questa volta non creerà lavoro e nemmeno cambiamenti condivisi come accadeva in passato.

Lo dice Zygmunt Bauman, il filosofo polacco della societa’ liquida, del lavoro liquido, dell’amore liquido.
E non lo dice solo per le donne ma per tutti.
Meglio danzare ma maori dance, una sorta di rito propiziatorio e tribale in attesa di una rivoluzione al femminile che convintamente avvenga nella vita e nella testa delle donne.

Donne che continuano ad essere un mistero di pazienza che si incarna ogni giorno intorno al “revenant” di turno. In cambio un po’ di protezione e qualche certezza.
I vecchi ruoli non sono mai tramontati e fuori o dentro il matrimonio, l’impalcatura dello sviluppo del mondo non presenta uno scenario credibile.

Ed ecco che le donne abitano la Rete sempre piu’, un eden che non rifiuta nessuno e dal quale si aspettano tutto quello che la realta’ non offre.
Finalmente un luogo dove tutto e’ possibile.

Perche’ la donna sa essere anche virtuale e misteriosa di suo e ama nascondersi come la luna e l’immaterialita’ del web all’inizio le e’ molto congeniale.
Fuori da Internet, intanto nascono anche donne concrete, donne che al 2016 sono dentro la storia e nella scienza a pieno titolo.

Ecco Samantha Cristoforetti che guarda dall’alto le miserie di questo mondo, che parla molte lingue e si allena piu’ di un uomo per essere interprete curiosa e degna della nostra vita e del nostro pianeta.
Un’astronauta già ’arrivata ’ su Marte, perchè’ madre, lei si, di una forza contemporanea che farà bene alle donne fragili e forse anche agli uomini che volano basso.
Samantha e’ una donna in blu, profonda come il cielo, una straordinaria protagonista di cultura scientifica non una donna cannone ma un fenomeno attuale che si concretizza adesso.

Un imprinting positivo dagli effetti speciali ancor prima che la sua ricerca produca i risultati attesi.
In questa vita e in questo strano tempo con lei proviamo a rivivere quel modello di energia e coraggio che risveglia ideali sopiti, aspirazioni rinchiuse in un cassetto, antichi progetti a cui dare nuove scadenze, eventi contrari da sollevare dal nostro destino e spedire verso altre costellazioni.

Una donna normalmente non necessita di contemplare sacrifici e avversità nel quadro della propria vita.Ne sa abbastanza
Ha bisogno piuttosto di buoni esempi per spingersi oltre.
Talvolta un’alleanza delle donne contro le difficoltà è inopportuna. Non crea anticorpi ne’ coraggio.
La donna alla fine naviga da sempre in acque insicure e mediamente la forbice tra realtà e sogno è sempre stata ampia per lei.Un futuro senza picchi è la norma.

Ma anche in assenza di riscontri la donna va rispettata e non abusata specialmente nella maternita’,. nel suo essere cornucopia del mondo oppure fenice dalle consapevolezze sempre nuove.
Come non amare le donne che si mantengono di verita’e regalano a tutti un orgoglio, e un’ empatia semplice. E mai il loro corpo.

Quelle che prendono dai forti e donano ai deboli…quelle che rimandano alla collettivita’ le loro ricchezze, le donne impegnate nella salute come ambasciatrici dell’infinito, queste le vere madri di tutti noi.
Samantha certo è l’ esempio davvero spaziale, con l’augurio che qualunque ragazzina con lei possa sognare e iniziare a mordere la vita.
Prima che la vita per bocca di un uomo volgare azzanni lei.

Un padre padrone, un marito assassino, un amante interessato, un cugino incestuoso, o un datore di lavoro senza scrupoli.
Nel mondo non si fa fatica a fare shopping di pessimi esempi, di modelli maschili perversi e scaduti.

Gli uomini se non usano armi di distruzione si avvalgono di armi di distrazione per dominare la donna, servirsene e allontanarla dalla positivita’che naturalmente le e’ propria.
La donna avrebbe tutti gli elementi per rendere il mondo migliore.
E’ forte come un uomo,.ha votato, ha studiato pero’ non e’ ancora in sicurezza.
Soprattutto sembra non esserlo tra le mura domestiche.
E’ fuori da svenimenti, isterismi e suicidi al sicuro dal fantasma delle malattie psichiche per lo più inesistenti, dalle ossessioni. Ma non è ancora in sicurezza.

Chi ha paralizzato la vitalità’ sociale delle donna, addormentato per secoli la sua fantasia, torturato la sua emotività, asservito le ricche impegnando le risorse personali delle piu’ povere oltre ogni limite e senza pietà?

Quelle che oggi chiamiamo “soft competence” non sono altro che antiche sensibilità di tipo xx che hanno sostenuto e fatto da spalla al lavoro xy di generazioni di uomini che oggi risultano quasi geneticamente indeboliti per aver approfittato troppo a lungo della disponibilità implicita delle donne.

Donne coinvolte totalmente e senza osservatori dei diritti umani nella gestione degli uffici domestici e non solo.
Signore dai mestieri più’ invisibili e non riconosciuti e sempre la cura dei figli e degli anziani all’orizzonte.
La nostra è purtroppo o per fortuna ancora la stessa imponente piramide della salvezza.
Siamo ancora li…certo! Icone dai mille volti ferme nel nostro ministero fatto di necessaria abnegazione.
Co-protagoniste senza allori di un copione fisso e scontato.
Di una solidarieta’ chiusa e senza ritorni, immobile nei secoli tra le necessita’ della casa e la morsa di un divenire senza gloria e da noi anche sena welfare.

Una lotta silenziosa contro il tempo e una dedizione mostruosa che ha mutato la madri da belle in bestie e da bestie da soma in carcasse.
Con tale tragica sequenza domestica la femminilita’ si è espressa nei secoli, nella disperata ricerca di un senso più’ alto da attribuire allo sforzo titanico della donna.
Altro che complesso di Cenerentola!

Non ce n’è traccia tra noi che lavoriamo studiamo e abbiamo potuto renderci indipendenti ma l’uomo lupo è sempre li pronto in un modo o nell’altro ad esercitare una supervisione non richiesta, una leadership sterile, una molestia subdola. La suocera impugnata come un’arma, il fuoco amico che neutralizza i nostri sforzi di allontanare zavorre inutili.
In più questo è il tempo assurdo della crisi e della disoccupazione dominante dove l ’84 per cento dei senza lavoro in generale.lo cerca tra parenti ed amici.
Immaginate quante questioni da risolvere…

Oggi una madre può essere salottiera, spazzina, gnocca e commercialista… studentessa, vigilessa e soldatessa, presidente, avvocato e amministratore delegato.
Ma il lavoro di cura e responsabilità della famiglia e’ sempre lì a presentare il conto.
A lei e a nessun altro.
Gratuitamente, a basso costo, o per prossimità’, il focolare e’ ancora li.
Ma anche il falo’ delle streghe lo è.
Noi con la nostra ormai snaturata sacralita’, noi dee dell’incontinenza e sempre noi sacerdotesse del culto della famiglia, anche quella lesbo o gay che a noi comunque si ispira.
Cerchiamo solo un futuro in cui poter bollire incongruenze per tutti senza che rimangano lessate nel piatto le nostre aspettative e quelle di nessun altro.
Un futuro che non metta le donne indistintamente nella condizione di rubare nelle viscere di altre e queste nelle tasche di quelle.

Solo la donna possiede il curriculum giusto per reagire e per essere trasversale a questo tempo infausto.
Ed e’ cosi’ che vorremmo celebrarla, transculturale e fluida in una societa’ inafferrabile.

Una donna che sappia trovare una soluzione privata in questa scandalosa Europa dalle porte chiuse e dagli uteri aperti.

Lina Tedesco

Lina Tedesco: correttrice di bozze ed appassionata segretaria di redazione di riviste aziendali bancarie, intrepida addetta stampa di ambienti creditizi, ha svolto incarichi in agenzie pubblicitarie, promoter, collaboratrice e venditrice di gallerie di arte contemporanea , conquistata dalla Rete con estrosità.

Un commento

  1. Luciana Brusa

    Ho letto con ammirazione dalla prima alla ultima parola questo articolo, che condivido in pieno. con tutte le angosce e gli smarrimenti difronte alle ingiustizie e a questa mostruosa mercificazione della maternità, che subdolamente viene propagandata come un atto d’amore!
    Confido nel Sabba anche perchè si sta manifestando in una vendetta proprio nel paese che aveva tante nascite, belle famiglie, cognomi da tramandare…
    Stupefatti e intontiti dalle loro vane prediche, i prepotenti si accorgono che non avranno eredi.

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