I 5 minuti di Cortopugliese: Spagnole e micetti

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Quando ero ancora al liceo, come ogni buona famiglia, i miei mi mandarono a Londra per un mese, ad imparare l’inglese. Certo, allora era un’occasione per cambiare accento e sentirmi un po’ meno terrone: ma,  galoppando con la fantasia,  mi sembrò anche l’occasione ideale per soddisfare il mio sano bisogno di sesso con ragazze di ogni razza e nazione.

In aeroporto,  fui perciò contento dell’incredibile ritardo sulla nostra partenza: arrivammo a Londra di notte,  ma avevo già fertilizzato il terreno con i primi concreti contatti. Vidi l’alba di Heathrow: e non la consiglio perché non dissimile da quelle italiane. Mi presentai poi alle sette alla famiglia che mi avrebbe ospitato, con due valigie da trasloco e lo sguardo completamente assonnato. Londra doveva essere grande: ma mi sentii ancor più sperduto quando anche la mia terza scampanellata passò sotto silenzio.

Intuii di aver sbagliato indirizzo e provai a chiedere in giro se sapevano dove abitava Mrs. Smith. Non mi capirono. Ma quando capirono, dopo aver passato in rassegna le tante signore con quel cognome, indicarono sempre e fatalmente quel portone che cominciavo ad odiare.

Risuonai. Ribussai. Piansi. E un’orda di cani volle leccar le mie lacrime. La porta si era aperta: un donnone in vestaglia coi capelli grigio sporchi mi accolse con dieci versetti del Corano, a cui non seppi rispondere, invocando libertà di culto. Poi capii che era inglese: e che a scuola avevo imparato ben poco; ma cercai di giustificarmi col sonno arretrato, l’imprevisto, l’emozione.

Mrs. Smith mi accolse in cucina con aria cordiale, mentre cari micetti mi saltellavano sui piedi senza che riuscissi a schiacciarli. Poi mi versò un bel bicchierone di latte caldo, ma vi galleggiava un raro esemplare di pelo di razza, direi soriano. Rimasi perplesso. Mi aspettavo una famiglia: e benché cani e gatti vivessero in perfetto accordo, mi chiedevo come potessi io venire a patti con loro.

Mrs. Smith mi sembrava un po’ sporca: e quel rotolo di carta igienica proprio al centro del tavolo mi sembrava in contrasto con le fantasie su cui avevo galoppato prima dell’inizio del viaggio. Ma poi in cucina si affacciò una studentessa spagnola coi capelli scurissimi e lo sguardo ammiccante: ed io, con la mia solita incoerenza, cominciai ad apprezzare quella casa.

Era una tipica villetta inglese a tre piani, circondata dal verde e a poche centinaia di metri dalla scuola e da Piccadilly Circus. Mrs. Smith era la vedova di un colonnello, o ammiraglio, comunque qualcuno importante: rimasta sola, però, la signora aveva preso un po’ a bere; e, per vivere, aveva cominciato a ospitare cani, gatti e, sullo stesso piano, anche studenti.

Era perciò una pensione: e con me abitarono due americani,  un tedesco e un bel po’ dl fanciulle italo-europee-asiatiche.

Mi luccicano ancora gli occhi, a pensarci. E per poco non piansi davvero, quando la deliziosa spagnola ci salutò perché il suo corso era finito: e partì, proprio con le valigie che io avevo appena lasciato all’ingresso!

Piccoli incidenti: e non sono stati i soli; ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.
Giovambattista Rizzo

 

Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo. Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti  molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria. E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma  su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito. Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010). Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo (Kindle Amazon, 2014) e concorre fino al 16.3.14 al premio BIG JUMP (http://it.20lines.com/bigjump/read/1070/olimpo-web-storia-d-amore-e-ironia)

 

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