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Sport & Work n.87 – 2/2017 – anno 4 Etica Tom Tom: Protezione civile e l’etica

24 gennaio 2017
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INDIGNAZIONE?

Cari amici siamo alle solite, aspettiamoci un’altra levata di scudi da parte di tutte le voci più autorevoli, istituzionali e non del nostro Paese, contro il settimanale satirico della Francia “Charlie Hebdo”, esattamente come avvenne per la contestatissima vignetta “Sisma all’italiana” della scorsa estate.

Questa nuova vignetta intitolata “La morte arriva sugli sci” ci colpisce ancora ridicolizzandoci, perché ironizza in maniera spietata sulle catastrofi assurde che accadono in Italia. Così dopo aver paragonato i morti di Amatrice a un piatto di spaghetti, su questo infausto nuovo accadimento il settimanale torna a ostentare il suo humour nero e mette un “carico da 11” sulla nefasta tragicità di questo evento.

Mostrando la morte sugli sci con due falci al posto delle racchette vuole significare la forza distruttiva della valanga che urla con macabro accento: “Italia: la neve è arrivata. Non ce ne sarà per tutti”! Certo come si dice in gergo “gliele togliamo proprio dalle mani”! Purtroppo Io credo che abbia ragione e che non voglia essere un’offesa alle vittime, bensì una forte accusa ai responsabili!! Riflettiamo sul significato prima di indignarci solo a parole senza poi fare niente. Basti pensare che l’estrazione a sorte delle prime casette di legno è stata fatta soltanto dopo quasi quattro mesi, come se in Italia non ci fossero imprese che producono prefabbricati che potevano essere messi a disposizione dopo solo qualche giorno e perfettamente agibili.

Che dire? Lasciando alla muta riflessione di ciascuno, e, con tutto il rispetto per le vittime accertate e la speranza di trovare vivi tutti i superstiti del Rigopiano, io sento il bisogno di dover esprimere condividendo con i lettori alcune considerazioni di fondo che forse susciteranno qualche perplessità, ma che ritengo assolutamente ineludibile fare.

SCENARIO

Innanzitutto inquadriamo il problema per una corretta valutazione dello scenario. Dobbiamo partire da una realtà generale della nostra politica per scendere poi nel merito dell’organizzazione della protezione civile per capirne i limiti etici ed approdare in una realtà che sta divenendo sempre più nichilista ed ingessata che si evince da questa insinuante e subdola logica della rassegnazione che sta erodendo tutti gli spazi di razionalità degli italiani.

QUALE GOVERNO E QUALE POLITICA

Andando per gradi dobbiamo per primo esaminare i mille giorni della politica renziana: “la mistificazione del nulla”; poi dobbiamo guardare alle strategie di sviluppo del nostro Paese: “inesistenti”; poi osservare i boiardi di questo Paese: arroganti, politicanti e tranne qualche rara eccezione, che mi riesce difficile trovare, prodotti di conventicole partitiche generate dallo “Spoil System”. Ma non solo……, andiamo ad  esaminare chi si propone per il cambiamento del nostro paese: un Movimento di arroganti, membri di direttorio e incompetenti e soprattutto di incapaci se non anche ipocriti dai “due pesi e due misure” in termini di onestà. La situazione di Roma parla da sola per tutti.

DATI DI FATTO

Certo la situazione non è delle più rosee se pensiamo che il nostro Paese pur avendo potenzialità enormi, non abbia uomini in grado di esprimere quella progettualità politica di cui invece è portatore primario. Un Paese che possiede ben 16 settori economici, di cui alcuni esclusivi, che organizzati e gestiti con competenza e lungimiranza politica, potrebbero non solo determinare lo sviluppo e il riequilibrio dei conti, ma anche il sostegno effettivo e dignitoso a tutti coloro che vengono spregiativamente additati come “immigrati clandestini”.

Un Paese a ricasco dell’Europa contabile” e pertanto incapace di discernere sulle priorità. Un Paese che stanzia 20 miliardi di euro per il salvataggio delle banche e poi lascia alla cura degli SMS umanitari da uno o due euro dei cittadini di buona volontà il sostegno alle popolazioni terremotate, alluvionate e disastrate di questo tempo. L’aggravante poi è che sfruttando il tasto della sensibilità invece di raccogliere i soldi per la risistemazione delle case, li richiedono per la ricostruzione delle scuole…come se i bambini possano andare a scuola da soli e senza le famiglie. Ovviamente per la gioia dei fund raisers che non lo fanno certo gratuitamente!

Un Paese che invece di porsi come modello di democrazia avanzata e fondata su una costituzione che non ha pari nel mondo in termini di contrappesi di potere, scimmiotta i sistemi presidenziali degli altri inneggiando al “presidenzialismo” al “decisionismo” ed al “cambiamento istituzionale” non tanto per fini di bene comune quanto più a fini meramente personali di affermazione, di successo e di arricchimento.

Un Paese che non ha capito ancora che il conflitto di interesse esiste, non perché chi è al potere abbia la possibilità di strumentalizzarlo per arricchirsi, bensì a causa dell’anteporsi dell’interesse personale all’interesse della collettività.  Un Paese che parla di “buona scuola” e che non ha capito che l’istruzione, l’educazione, la ricerca scientifica sono innanzitutto un fatto di sviluppo culturale e pertanto che gli insegnanti non vanno vessati, ma sostenuti nella loro dignità sia professionale che economica. Infatti rischiamo di ritrovarci un paese in cui chi andrà avanti saranno i giovani teppisti, magari “figli di buone famiglie” membri di piccoli branchi che in futuro, calpestando ogni dignità e rispetto delle cose, approderanno in strutture mafiose, sempre più caratterizzate da “benpensanti colletti bianchi” che si inseriscono nei gangli politici, amministrativi ed istituzionali di questo Paese.

Un Paese che fa del “ Jobs act” non avendo il coraggio di assumersi neanche la responsabilità lessicale della legge, il cavallo di battaglia del cambiamento all’insegna di “più lavoro e meno diritti” lasciando mano libera allo sfruttamento dei lavoratori attraverso i vouchers distribuiti dai tabaccai, permettendo così di usare un voucher per pagare “ufficialmente” un’ora di lavoro a fronte di tre o quattro effettivamente lavorate. Il risultato di questa legge è nelle ultime cifre dell’ Istat: aumento dei licenziamenti per motivi disciplinari del 31% e diminuzioni delle assunzioni a tempo indeterminato di 351 mila unità.

Quindi aumentano i licenziamenti “per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo”. Questi ultimi infatti in due anni sono passati da 35 a 46 mila: il 31% in più. Questo è l’effetto della riforma del lavoro targata Renzi che ha cancellato l’articolo 18 allargando le maglie per le aziende. Se tra il 2014 e il 2015, infatti, il dato è stato sostanzialmente invariato, il boom (+10mila licenziamenti) si registra proprio negli ultimi 12 mesi. Questo perché le norme del Jobs Act, infatti, si applicano solo agli assunti dopo l’entrata in vigore della riforma, e…se tanto mi dà tanto?…..che dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi?

Una risposta la troviamo nella sentenza di cassazione che accetta per motivare il “giusto” licenziamento anche il semplice obiettivo di aumento del profitto!! Ma non finisce qui. Un paese che sta spingendo sui giovani con il bonus culturale generato dal “decreto cultura” Franceschini, che non solo non ha portato benefici ai giovani, ma ha creato un mercato parallelo di sfruttamento e accaparramento delle risorse ad altri fini, con l’accordo “Scegli i titoli, mi fai la ricarica Postepay e quando arriva l’accredito ti faccio l’ordine”, è l’affare proposto da Gennaro su Messenger. E così, in pochi clic, i diciottenni svendono il Bonus cultura: 500 euro messi a disposizione dal governo Renzi per 600mila neomaggiorenni, da spendere in libri, musei, concerti e spettacoli teatrali. (http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/12/30/news/bari_furbetti_bonus_cultura_500_euro_libri_a_meta_prezzo_nel_mercato_virtuale-155101698/ ). Inoltre sempre considerando la politica di questo paese, dobbiamo rilevare che il Governo sta battendosi come un leone per promuovere la cosiddetta industria 4.0 senza tenere conto che si tratta di una strategia esclusivamente mirata all’uso di nuove tecnologie per limitare il costo del lavoro nelle imprese. Sicché appare chiara la contraddizione: se l’introduzione di nuova tecnologia è inversamente proporzionale all’aumento dei posti di lavoro, come si potrà dare lavoro ai nostri  giovani in un ambiente dove si privilegia soltanto l’impiego di macchine e di informatica? Quali  e dove sono gli investimenti per i giovani o in favore di quei lavoratori divenuti disoccupati grazie alla Fornero ed al Jobs act?.

Credo che non possa più andare oltre perché di considerazioni su questo argomento ce ne sono già tante e se continuassimo a parlare di pensioni, fisco, mancati investimenti produttivi, immigrazione ecc.. ne troveremmo non solo altrettante, ma di tutto e di più.

PROTEZIONE CIVILE

Passiamo ora alle considerazioni su questo momento difficile che l’Italia soprattutto centromeridionale, sta vivendo a causa dei terremoti, neve eccezionale e valanghe. Ritorniamo quindi alla vignetta del Giornale satirico francese e cerchiamo di farci un esame di coscienza effettivo, senza crearci alibi di buonismo e perbenismo proprio come lo rappresentava Guccini in quella splendida canzone fine anni ‘60 in Dio è morto: “… ciò che spesso han mascherato con la fede, nei miti eterni della patria o dell’ eroe…tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura, una politica che è solo far carriera, il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto…” Ecco il mio esame di coscienza mi porta ad attribuire in maniera piena queste parole a quell’organizzazione che siamo ormai usi, grazie al suo ideatore onorevole Zamberletti, chiamare “Protezione Civile”. Questo giudizio non va certo a coloro che ne rappresentano l’operatività che salva le vite umane e cerca di essere onnipresente nonostante i pericoli, come il corpo dei vigili del fuoco, del soccorso alpino, o delle forze dell’ordine complessivamente intese.

CARENZA DI PENSIERO PENSANTE

No, questo giudizio vuole considerare qui, l’organizzazione Protezione civile intesa nei suoi vertici, in coloro che dovrebbero innanzitutto pensare, poi organizzare e poi impiegare i bracci operativi. A quelli che dovrebbero essere il “pensiero pensante” dell’Organizzazione. Questa forse è la carenza che si è notata durante i terremoti ma ancor di più, in questi terribili ultimi frangenti. Chiunque abbia avuto modo di seguire il succedersi delle notizie, ha potuto probabilmente immaginare come l’organizzazione della Protezione Civile sia in realtà una organizzazione chiamata ad agire con strategie politiche a favore del governo che la usa come “Fiction mediatica” per la propria affermazione e per ricercare consensi.

RESPONSABILITA’ DEI GIORNALISTI

Infatti l’ignoranza e l’incapacità di fare del giornalismo vero da parte dei nostri cronisti, (riconosciute anche da alcuni esponenti della categoria come Mentana e Mauro parlando di Post-verità)  abituati, tranne che per pochi tra loro, a fare solo scoop, strillare notizie e leggere twitter, ha ridotto questo tragico evento ad una fiction televisiva dove i vari conduttori di programmi come “Porta a porta”  o di radiocronisti come “Radio anch’io” invece di fare cronaca e dare le notizie per  ciò che richiedeva necessario il diritto di informazione dell’opinione pubblica, si soffermavano, ricamando scilinguagnoli sulla spettacolarità dei protagonisti, andando così, diciamo “inavvertitamente” a sviare l’attenzione dell’opinione pubblica e creando confusione  in termini di critica corretta, sia nei telespettatori che nei radio ascoltatori.

INFORMAZIONI GIUSTE E NECESSARIE…PRETESTUOSE

Infatti invece di prendere in considerazione le giuste mancanze di organizzazione, di ritardi, di  tempestività, di prevenzione e di possibili azioni della Protezione Civile. Invece di sottolineare soltanto che le morti del Rigopiano sono state causate dall’impossibilità delle persone di uscire dall’albergo perché intrappolate dalla neve per 18 ore e non già dalla sua posizione o dal suo preteso abusivismo.  La maggior parte dei giornalisti si cimentata a cercare ogni pretesto per mettere in gioco, forse magari inconsciamente per deformazione professionale oppure più strumentalmente per attenuare qualche evidente responsabilità, il preteso abusivismo della costruzione del Rigopiano, oppure  la sua pericolosa posizione. Così invece di parlare di ciò che era il cuore della notizia e che a tutti premeva conoscere (anche per il semplice fatto che in futuro nulla vieta che ciascuno di noi potrebbe venire a trovarsi in quelle condizioni) e cioè del perché della mancata prevenzione, del perché della mancata organizzazione strategica, del perché della mancanza delle adeguate attrezzature di sgombero neve, del perché dei ritardi di soccorso, del perché della mancata attivazione di forme precauzionali di riattivazione delle strade ripulendole subito dalla neve, del perché della non concertazione delle azioni tra i diversi enti, della mancata erogazione della corrente elettrica, del perché del mancato uso di fondi necessari ecc.

LA MIA IMPRESSIONE

L’impressione che io almeno ne ho tratto, guardando la televisione e ascoltando la radio, è che i giornalisti sembrava fossero in qualche modo, strumentalmente indirizzati a sminuire dette responsabilità onde sostenere nell’opinione pubblica “l’ottimo operato” e le migliori linee politiche di immediato intervento da parte del governo. In tale contesto viene quindi spontaneo domandarsi perché il capo della protezione civile invece di stare a coordinare le operazioni, se stava invece nel salotto di Bruno Vespa mentre c’erano persone intrappolate dalla neve che avrebbero potuto essere evacuate senza alcun problema molto prima dell’abbattersi della valanga. E, ancora perché sempre il capo della Protezione civile a Radio anch’io affermava, se ho ben capito, che “i politici dovrebbero fare”..ma non è lui il capo? Non spetta a lui la responsabilità del comando? Qui si tratta di prendere decisioni tattiche avendo chiara la responsabilità del salvataggio di vite umane e di fronte a questa evenienza non ci deve essere né politico e né protocollo che tenga! A mio avviso, come ritengo anche di tutti coloro che sappiano impiegare intelligentemente il loro senso critico, è Il capo della protezione civile, se competente, che deve sapersi assumere la responsabilità del potere esecutivo più completo e più rigido possibile a cui nessuno può e deve sottrarsi. Il capo della Protezione civile deve saper rischiare finanche l’abuso di potere se giustificato dal salvataggio di vite umane.

CHI COMANDA?

Invece ciò che è manifestamente apparso e che abbiamo visto finora è stata una limitata capacità organizzativa d’intervento propriamente intesa, unita forse o scaturita, dalla bi-titolarità del potere: il Capo della Protezione civile ed il Commissario straordinario nominato per la ricostruzione dei territori terremotati. Ciò fa capire il livello di dignità professionale del capo della Protezione civile che secondo me, si sarebbe dovuto rifiutare di accettare questa ambiguità assumendosi lui la responsabilità di gestire sia la situazione di disastro, sia la situazione di ricostruzione, attraverso un preciso pannello di controllo in cui dovevano essere inseriti tutti gli enti ciascuno per le proprie attività e responsabilità. E se questa legittima pretesa non fosse stata accettata, il Capo della Protezione civile avrebbe dovuto dimettersi e con lui tutto il gruppo dirigente già all’atto della scelta del governo Renzi.

MIOPIA POLITICA

Ciò proprio per sottolineare una giusta, corretta e degna intransigenza di fronte ad una miopia politica in perfetta sintonia con la precedente, che in questo frangente è stata solo capace di dire “abbassiamo i toni della critica e pensiamo al soccorso delle vittime”. Certo in altri momenti lo avrei accettato, ma non in questo! La politica o meglio i politici debbono essere tampinati da vicino, pungolati ed accusati di tutto ciò che omettono di fare o che non sono capaci di fare come è stato dimostrato e i giornalisti “con schiena diritta” dovrebbero fare la loro parte rappresentando quel vero quarto potere che sostiene il giudizio dell’opinione pubblica.

ALZARE I TONI DELLA POLITICA

Quindi va invece detto che i toni della politica, senza le strumentalizzazioni di Salvini, vanno senz’altro alzati, perché non sono certo i politici che scavano nella neve o sotto le macerie e dunque il dibattito non tocca né i vigili del fuoco né i soccorritori, ma tocca soltanto quegli inetti che dicono, illudendo i cittadini che li hanno votati, di rappresentare istituzioni che poi in realtà non sono in grado di rispondere alle attese della gente.

LA FIGURA DEL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE

La figura del Capo della Protezione civile, che è stato il prodotto di una mente veramente lungimirante, deve però essere in grado di saper fare il proprio mestiere e quindi di premere per ottenere tutte le prerogative necessarie per conoscere ed incidere sugli enti che gestiscono il territorio, per conoscere le attrezzature disponibili nei vari corpi soccorritori, per conoscere ciò che necessita per una incisiva efficacia operativa, per avere il comando del gruppo dei responsabili dei vari corpi a prescindere che siano Vigili del Fuoco, Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito o altro. Tutti devono essere al suo servizio con immediatezza operativa. Ma non solo questo. Ciò che viene richiesto a questa figura è di saper pensare, e progettare, prima di saper fare, un coordinamento operativo stratificato, interagendo con tutti gli enti adatti esistenti e necessari, per operare una prevenzione oppure per prevedere quanto più precisamente possibile l’accadimento di eventuali catastrofi sapendo già come agire quasi in automatico, in virtù di una sua espressa tecnologia mentale. Deve poter agire sul territorio in sostituzione di sindaci, di presidenti di provincie laddove ancora esistano e di Regioni. Solo così egli potrà svolgere una vera azione di prevenzione e salvataggio seriamente mirata al minimo di perdite di vite umane.

ETICA

A conclusione di questa mia riflessione vorrei giusto dire due parole sull’etica o meglio sulla mancanza di etica che mi sembra di scoprire nel comportamento espresso dal capo della protezione civile. Innanzitutto una mancanza di visione globale della complessità delle responsabilità esistenti ed autogenerantisi, di fronte alle necessità di operare per il bene comune in maniera concreta. E ciò non solo sotto il profilo delle azioni poste in essere, ma soprattutto della filiera operativa che configura il concetto di comando che va dall’organizzazione strategica della prevenzione all’operatività tattica del soccorso. Una penuria quindi di percezione concreta delle differenti responsabilità derivanti da una manifesta incompletezza gestionale della propria figura professionale. Il tutto spiegato dal fatto che tale posizione apicale non può limitarsi solo ad agire, ma deve innanzitutto pensare, prevenire, prefigurare, attivare organismi, dirimere anzitempo conflitti territoriali che possano danneggiare in prospettiva i cittadini. Farsi portavoce di fronte al governo e se inascoltato, coinvolgere legittimamente anche la responsabilità del Presidente della Repubblica pur di  ottenere ciò che ritiene necessario per l’incolumità dei cittadini.

CINCINNATO…E ETICA APPLICATA

Questa figura a mio avviso, deve avere la competenza e la forza nonché l’onestà di intenti del Cincinnato e non la preoccupazione dell’equilibrio di potere mirato al mantenimento della poltrona. Fare il Capo della protezione Civile significa, secondo me, assumersi l’onere di una missione e dunque l’attuazione di un’etica applicata rivolta al potenziamento di tutte quelle forze necessarie al suo servizio. Deve avere conoscenza dei propri limiti etici e non solo legali. Non deve quindi tralasciare di sostenere il Corpo dei vigili del Fuoco, oramai sempre più a corto di attrezzature e risorse, così come deve  accertarsi, agendo in tempi non sospetti ed essere sempre attento alle necessità del soccorso alpino oppure alla completezza delle attrezzature di soccorso presenti nei territori e disponibili da sindaci e prefetti. Deve essere capace di imporre, non solo a questi ultimi le misure di sicurezza necessarie, ma anche all’Enel, all’Anas ed ai distributori di servizi, di attrezzarsi in previsioni di catastrofi.  Inoltre deve monitorare tutte le forze dell’ordine in termini di strumentazione e di formazione operativa finalizzata ad affrontare le calamità e sciagure. Insomma il Capo di una organizzazione di questo genere, tecnicamente competente, deve però essere anche eticamente formato per impostare il proprio pensiero a saper scegliere fra le alternative a sua disposizione quale sia la migliore da attuare per riprodurre quel bene che in termini teorici è rappresentato dalla salvaguardia delle vite umane dei cittadini avendo chiaro che anche il salvataggio di una sola vita effettuato con i presupposti suddetti giustifica qualsiasi tipo di intervento.

Romeo Ciminello

Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo  dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd );  docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer  Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico  Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.

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