John F. Kennedy, un sogno mondiale di vita nuova

x testata-Il giorno in cui ci svegliammo dal sogno

Venerdi 22 novembre 2013, in occasione del 50° anniversario dell’omicidio di John F. Kennedy, sono stato invitato a partecipare alla presentazione del libro “ Il giorno in cui ci svegliammo dal sogno” di Mauro Colombo ( con Rita Salerno).

Nella Sala Clerici della sede ACLI di Milano erano presenti, oltre all’autore, il giornalista Mauro Colombo, Mons. Angelo Bazzi, Presidente della Fondazione Don Carlo Gnocchi, Claudia Beth Flisi, vicepresidente Democrats Abroad di Milano, Alberto Mattioli , Console Provinciale Maestri del Lavoro.

Un saluto iniziale è stato fatto da Paolo Petracca, Presidente delle Acli Provinciali di Milano e Monza Brianza, significativi  interventi successivi sono stati portati da Alvaro Amador Muniz, viceconsole alla Cultura del Consolato Generale degli Stati Uniti di Milano e da Sergio Slavazza, direttore dell’Editrice Montidue

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da sinistra, Mons. Angelo Bazzi, Mauro Colombo, Claudia Beth Flisi

Il libro è stato introdotto dall’Autore in modo molto elegante e dettagliato, sottolineando come la figura di Kennedy, nonostante il passare degli anni, sia rimasta immutata positivamente nel tempo, nonostante alcuni suoi errori strategici ma comunque problematiche internazionali risolte con grande determinazione in relazione al momento politico del tempo. Kennedy, nel poco tempo a sua disposizione, ha sviluppato una politica non di comodo ma d’impegno, il suo staff, composto da persone politicamente importanti, senza la sua presenza  è svanito nel nulla non attaccandosi ad alcun “carretto”  carrieristico.

Non sono mancati riferimenti alla vita privata e familiare di Kennedy,  costellata di numerosi lutti ma sempre e comunque una vita da uomo e non da santo,  con alcune riflessioni riguardanti alcuni politici nostrani!!
John F. Kennedy, il più giovane  Presidente eletto e il primo cattolico alla Casa Bianca.

Giampaolo Santini Editore
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Introduzione
Questo libro non è una biografia di John Fitzgerald Kennedy. Non è un saggio politologico sulle sue azioni nell’ambito interno e in quello internazionale. Non è neppure un compendio del gossip alimentatosi negli anni a proposito della sua controversa vita privata. E non è, infine, una ricostruzione di quanto accadde a Dallas il 22 novembre 1963: al fatto in sé, anzi, dedica solo poche righe. Ma da quell’evento prende le mosse per raccogliere i ricordi, le emozioni e i sentimenti di chi ha vissuto gli anni di JFK.

Tutti noi ricordiamo perfettamente dove ci trovavamo e che cosa stavamo facendo l’11 settembre 2001. Sono trascorsi appena dodici anni, una frazione di tempo minima se la si calcola col metro della storia. Gli attentati alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono, poi, sono stati un evento epocale, che ha prodotto effetti avvertiti in tutto il mondo. Da un certo momento in avanti, oltretutto, sono stati vissuti in diretta televisiva, attimo per attimo. Per tutti questi elementi, non sorprende che la memoria sia ancora così viva.

Ma anche chi il 22 novembre 1963 era sufficientemente cresciuto per rendersi conto di quanto stava accadendo, ricorda ancora perfettamente dove si trovava e che cosa stava facendo. E qui la cosa si fa più sorprendente. Perché sono trascorsi cinquant’anni, mezzo secolo, l’equivalente di due generazioni. L’omicidio del Presidente degli Stati Uniti poteva essere ascritto ad avvenimento interno agli USA, privo di conseguenze dirette sulla vita del resto del mondo, a parte lo shock e la costernazione provocati da una morte violenta e prematura. Inizialmente la ricostruzione dell’attentato rimase affidata ai resoconti verbali e scritti dei giornalisti: troppo cruente, le foto di Kennedy colpito, per essere mostrate al pubblico, e per lo stesso motivo anche il filmato di Abraham Zapruder – che per primo sollevò dubbi sulla cosiddetta versione ufficiale – fu “censurato” per diverso tempo. Eppure, anche in questo caso, la memoria non sbiadisce.
Diamo una motivazione. Dallas rimane una pietra miliare nella coscienza collettiva – in primis degli americani, naturalmente – non tanto per ciò che accadde, quanto per ciò che rappresentò. Richiamandoci al titolo di questo libro, possiamo dire che l’attentato provocò un duplice “risveglio”. Il primo interruppe il “sogno” delle speranze accese da Kennedy. Il secondo, maturato nel tempo, fu la constatazione che in quegli anni, accanto alle luci di “Camelot”, c’erano state anche parecchie zone d’ombra.

«Se non fosse stato ucciso, che cosa sarebbe stato dell’America e del mondo?» è la domanda che da cinquant’anni spinge a fare i conti con l’eredità-Kennedy. Per criticarlo i suoi avversari lo paragonavano alla sua celebre sedia a dondolo: «Si muove su e giù, ma non va da nessuna parte». In effetti il diario dei suoi mille giorni alla Casa Bianca oscilla tra brillanti intuizioni e deludenti esitazioni, un coacervo di mosse indovinate e brucianti passi falsi. Molti progetti rimasero incompiuti in attesa di un secondo mandato presidenziale, che non ci fu. L’attentato di Dallas impedì a Kennedy di mantenere le promesse che aveva fatto, ma al tempo stesso lo preservò dal rischio di deluderle. Così il mito travalica di gran lunga la dimensione storica.

In questo libro, a cinquant’anni di distanza, di quel mito parlano americani che oggi vivono in Italia, ma che furono testimoni negli Stati Uniti dell’epopea kennedyana. Giovani ai quali JFK chiese di essere “pionieri” della “Nuova Frontiera” immaginata per il suo Paese e per il pianeta. Stabilire relazioni sociali e razziali più eque, migliorare i rapporti internazionali in un mondo diviso in due blocchi, costruire un futuro di pace abbattendo le barriere fatte di paure e pregiudizi: questi gli auspici di Kennedy, il primo cattolico alla Casa Bianca. La sua vita personale e familiare fu costellata di dolori e lutti, ma diede anche adito a pettegolezzi e scandali. Kennedy era un uomo, non un santo. Ma mezzo secolo dopo la sua morte rimane il Presidente più amato della storia americana.

Nota

Non potendo prescindere da una documentazione seppur sommaria sulla vita di John Fitzgerald Kennedy, questo libro dedica la prima parte a una sintetica biografia del Presidente e a una essenziale presentazione della sua famiglia, che ebbe un ruolo fondamentale nella sua esistenza e nella sua attività.

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Claudia Beth Flisi e Alberto Mattioli

La seconda parte è invece dedicata alle testimonianze di cittadini americani residenti in Italia, ciascuna delle quali riguarda un ambito specifico della personalità e dell’azione di Kennedy: il cattolicesimo e il rapporto con la Chiesa; l’impatto della “Nuova Frontiera” sui giovani; l’operato nella politica interna; la questione razziale; l’operato nella politica estera; scenari di guerra e tutela della pace; lo stile di comunicazione e le relazioni con i mass media; il rapporto col mondo dell’arte e della cultura; la dicotomia tra virtù pubbliche e vizi privati.

Completa il volume un appendice che comprende un contributo di monsignor Loris Francesco Capovilla – già Segretario particolare del Beato Giovanni XXIII – sul rapporto tra Kennedy e Papa Roncalli e la presentazione del Centro Studi “John F. Kennedy” di Francavilla Bisio (Alessandria), l’unico in Italia espressamente dedicato a JFK.

Mauro Colombo

 

Mauro Colombo, giornalista, è caporedattore del mensile “Il Segno” e della testata web “IncrociNews”.

Pubblicazioni:
1991- Un teatro, una storia
1999 – Aristide Pirovano, il vescovo dei due mondi
2008 – Cent’anni da interisti
2009 – Una storia che continua
2010 – L’ultimo dribbling del Balilla
2012 – Tanto tu torni sempre( con Giovanna Caldara)
2013 – L’ora del Fausto

Autore anche di racconti per ragazzi quali “Derby giurassico”, “Alè oò” del 2011, “Il mondo a cinque cerchi del 2012 e “A tutto sport” del 2013

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