News


Sport & Work
sostiene il progetto sportivo di Polisportiva Trezzano Pallavolo

Good bye old democracy, rompete le righe!

23 gennaio 2017
By

Tutte le cose finiscono, dunque anche la democrazia potrebbe.

La democrazia  interlocutoria, quella della rappresentanza e’ fortemente sotto attacco. Smentita non tanto dai poveri “elettori” nazionali  ma  dalla geopolitica.

La stessa che un tempo ci salvò per la nostra unicità’ geofisica.

Ora l’Italia non ha avuto evoluzioni significative non solo, ma la calza è rovesciata e mostra molte toppe.

“A terra si litiga senza capire, in mare si capisce senza litigare”. Cosi Beppe Severgnini circa sei mesi  fa tracciava  una via per la nostra organizzazione democratica  comparata a migranti e territorio.

Lui, prestigiosa firma del Corriere della Sera, dalle colonne del New York Times trova una soluzione, il ripopolamento della Sardegna con l’aiuto dei rifugiati.

Sempre meglio che affollare  città come Roma già  in sofferenza.

Qualcuno in rete lo accusa di voler colonizzare il territorio,  altri vanno oltre e capiscono che forse e’arrivato il momento di imbarcare metaforicamente e non solo,  i politici.

Così può scattare la molla empatica o quella volontà precipua di occuparsi se non dei migranti direttamente  almeno dei problemi  degli italiani  in penisola e nel mediterraneo, per la manovra più importante di questo secolo.

Ma si capisce che le due cose sono ormai totalmente  inscindibili.

Qualcosa alla fine doveva succedere e le tratttative sono ancora in corso.

Qualche anno fa si diceva dell’Italia che era un luogo affollato, ma solo ora emerge la  colpa di una urbanizzazione selvaggia favorita per fare spazio a scelte militari, energetiche, industriali.

Niente di agricolo, niente di turistico, poco e niente  di culturale specialmente al sud in questi ultimi 30/40 anni.

Porti distrutti, trasporti con rotte sempre uguali. Alta velocità grazie almeno quella e  al Sud da verificare.

La colpa e’  grave e appare certamente solo nostra: altri paesi hanno saputo fare meglio.

L’aria democratica respirata in questi lunghi  anni?

Magari un po’ fumosa, a volte  viziata, inquinata.

Del resto per una quota di  autodeterminazione intorno ai diritti civili si  doveva pur pagare dazio oltre le tasse ordinarie naturalmente.

Venne questa democrazia inconsapevole e negli  anni 60 non era ancora del tutto compiuta.

Non nella nella testa di molta  gente.

Dell’epoca conosco la democrazia della pubblicità’, ma si  diceva che era subdola e sgrammaticata.

Quella dei nomi delle famiglie industriali che hanno magnificato il controverso “made in italy”  della UE di oggi.

La democrazia operaia  replicata dalla tv.

Occhi ai televisori a brand e firma prevalentemente tedesca, come molti altri elettrodomestici.

Non era la povertà il male assoluto ma il ricordo della guerra passata.

Tanto che se la ricordano pure quelli che non erano  ancora venuti al mondo per averla studiata e cosi  a lungo.

Però’ cucendo e ricucendo, in pochi anni fiorivano grandi ricchezze private e risorgeva la fiducia.

Ai poveri  arrivavano   già  immagini e testimonianze incoraggianti.

Insomma cominciava una sensazione di benessere “porta a porta” come passaparola di una  felicità’ ritrovata.

Oggi a quella democrazia  si e’ sovrapposta una moltitudine di giovani  affamati di futuro  auricolare in tasca e  terrificante silenzio nel cuore,

Un inno alla vita che somiglia ad un atto di fede, martirio incluso.

Incarnano un ostacolo, sono la prova e la misura  del  perdurare in evanescenza delle attuali economie.

Noi sappiamo che  le maratone della gente povera e inaccettata non finiscono qui e che le masse si muovono.

Sono pochi pero’  gli argomenti da offrire in Italia a questi giovani se non qualche raro esempio di migranti che ce l’hanno fatta dopo anni di permanenza. Alcuni  hanno avuto tanta capacita’ fino a dirigere societa’ con molti dipendenti ma costituiscono l’eccezione.

Un inno alla vita che somiglia ad un atto di fede, martirio incluso.

L’ Est Europa non li tollera e li respinge  come corpo estraneo  per motivi che pure varrebbe la pena di approfondire per andare oltre la versione semplificata del razzismo e dell’intolleranza.

I più’ fortunati sanno dove andare. Hanno un luogo di arrivo e ne conservano uno di ritorno.

Concetto ulteriore che andrebbe forse sviluppato, per un’adozione temporanea e programmata nei vari Paesi.

All’epoca , la nostra ricostruzione, migratoria era un film  d’amore di uomini onesti  per  donne   operose  e  collaborative e se partivano da soli il ritorno era contemplato.

La  democrazia era  in marcia  a tutti i costi verso il benessere e verso il trionfo di un decoro tutto borghese e all’italiana. Certo  un decoro  in do minore.

Le grandi  ricchezze che giravano in Europa erano  già  particolarmente concentrate altrove.

Da noi   era tutta una sequenza  di orgoglio nazionale espresso in  medaglie al valore.

Molte storie nostrane di emigrati che ritenevano, e come dargli torto, che una vera Patria per essere tale  dovesse concedere lavoro e benessere.

Epopee che ancora  risuonano nei set cinematografici per centinaia di aspiranti stuntman, figuranti, scenografi, artigiani ai quali il cinema ha  potuto regalare una dignità’ imperitura.

Molti  attori  raffinati , registi  e artisti  consacrati per la  vita alla “ripresa” culturale del Paese. Penso al pessimismo comico di Chaplin che la Rai divulgava a supporto.

Perché unisce  più un umorismo  condiviso che tutto il resto.

Insomma tra storia, politica  e spettacolo c’e sempre stata almeno una sintonia , un filo di Arianna che allora. non poteva sfuggire  neanche ad una bambina di sei  anni. E a me quella sembrava essere già la democrazia.

Alla fine dei giochi  la tragedia greca era sempre nel backstage, ma di guerre fredde e cortine di ferro  a casa mia non se ne parlava e dunque quello era il puzzle.

Giungevano notizie spot di  regine ripudiate e presidenti assassinati.  Informazione e partecipazione era un unicum di fatti più o meno  distanti, più o meno vicini in quegli anni.

Le disgrazie si  inglobavano con maggiore  perniciosa attenzione.

Se esiste il  soft-noir all’italiana quella era la mia percezione, il gossip non era escluso.

Trionfava il fotoromanzo.

Dispiaceri: di massa , misteri e funerali indimenticabili. Bambini piccoli come me, molti orfani.

Non c’erano ancora  soldi ma a me, non sembrava.

Tanto era l’entusiasmo che  la societa’ italiana stava assaporando, ed era contagiosa.

Molti   i vantaggi  e le nuove liberta passate ’da sogno americano a miracolo italiano.

Automonbile, lavatrice, cinema e moda  tutto concorreva.

Divorzio e aborto furono una scoperta successiva.  Una sorpresa, come Trump.

Come le unioni civili e  tutte quelle battaglie di cui si sente parlare per un po’.

Storie private prima che sociali che grazie alla democrazia arrivano e diventano legge.

Oggi credo che la democrazia dei diritti abbia  piu’ bisogno di umanita’ che di regole.

Perche’ l’umanità  non è esportabile è fragile.

E se proprio  non la cerchi non arriva.

Abbiamo individui accessoriati e consapevoli  in Europa ma  con qualche difetto di sensibilita’.

Qualcosa non ha funzionato..Una leggerezza, un baco delle democrazie piu’ impositive..

Purtroppo fatale.

Il tempo della coscienza  democrazia  passiva ci ha resi ora  impermeabili e cacciatori  di certezze ora impauriti per essere scampati a molti pericoli.  .

Essere felici sembra adesso  un abuso, un insulto  che deve scendere a patti con la rabbia di altri.

Ma anche questo è un paradosso.

La coscienza  democratica moderna in Italia e’ storia troppo recente.

Si  ballava  e si scrivevano canzoni d’amore.

Una realta’ piccola ma soddisfacente.

La pratica del voto, il prosperare  dei vari  partiti politici,  le marce sindacali.

Il voto, ostia salvifica da consumare.

Il voto panacea di tutti i mali.

Il voto un po’ inzuppato nell’acqua santa un po’ nel vino,  mentre  la buona  cucina ci accompagnava.

Noi italiani siamo sempre stati  un grande convitto da dove  spuntano ora  i caporali  dei campi?

Sara’  perche’ quei  braccianti non votano?

Abbiamo avuto in  regalo una possibilita’, un assetto ,una costituzione.

Un contratto: il migliore che sia stato mai meritato per legalita’ e liberta’.

Questo processo alla francese che parlava inglese e’ stato la piu’ bella join-venture.della storia.

Che evoluzione interessante a ripensarci.

Un unico grande difetto  prodotto, il popolo sterilizzato  della burocrazia.

Esseri di mera gestione al tapis roulant  del lavoro, poca visione. Pericolosa distannza con  quello che in questa esistenza davvero  ci appartiene, davvero ci conviene.

Si deve dedurre che l’ educazione del fare attivo (se la definizione e’ gradita) era riservata prevalentemente  all’industria per logiche di profitto e di progresso.

Certo non doveva esaurirsi nell’istituto della scuola dell’obbligo la responsabilita’  educativa in una democrazia viva.

Diciamo che e’ stata dormiente e troppo a lungo  incentrata su una  dimensione lineare, come un treno.

Molti  si sono consumati nell’ansia di essere troppo in anticipo o troppo in ritardo nel prenderlo.

Posso testimoniare che nella democrazia della scuola pubblica italiana  una sana e corretta alimentazione ben distribuita, era un optional trascurabile.

E peggioriamo perche’ al dopo crisi si risparmia  anche sul riscaldamento mentre ancora resistono le vecchie infrastrutture, chissà per quanto.

I miei anni di scuola sono stati al caldo.  Optai  sempre per  il turno pomeridiano, una novita’ all’epoca.

La soluzione migliore ein controtendenza  come piace a me.

Una gran fortuna,  perchè’  a casa avevo il brunch…come i cugini americani .

E dormire  in classe  non creava danno ne’ grave  senso di colpa…in fondo cooperavo,  aiutavo il sistema  scolastico che  la mattina, non poteva contenere tutti gli studenti per carenza di aule. Parlo degli anni 70.

Questa la  conseguenza demografica  dei baby.boom precedente.

Quanti  potenziali talenti chissa’ ..neanche intercettati da un sistema,  troppo poco flessibile e indifeso davanti alla  criticità.

Allora viveva la dicotomia scuola cattolica/scuola pubblica. Senza ipocrisia  era sinonimo di privilegio contro confusione.

Ultimamente assistiamo al trionfo democratico della figura del manager  cioe’ colui che piu’ o meno  ha studiato bene ed è per costituzione super partes.

Egli non ha necessita’  di intraprendere una carriera  politica coerente fatta di esperienze specifiche   perche’ il management gli è trasversale e prevale su tutte le conoscenze.

Una figura tecnica d’emergenza che all’occorrenza riassume in se ‘ poteri politici, gestionali, istituzionali.

La crescita, caro popolo,  fratelli di democrazia o  vicini di residenza, bisogna  ancora meritarsela.

Detto ciò non ci  è dato  di sapere ne’ il  come ne’ il  quando.

Barak Obama ci   indica  la  strada democratica  nella soddisfazione  soggettiva che riusciamo a conquistare, nel cambiamento fai da te.

Ma in Italia risuona come il vecchio detto ognuno per se’ e Dio per tutti…

E se fosse un monito contro gli speculatori? Cosa dovremmo fare adesso, rompere le righe democratiche?

“Believe in you”..  da noi funziona poco.

Convinciamoci che  siamo davvero  precipitati in una  democrazia per camaleonti senza più garantismi.

La dignità del lavoro, del buon vivere, è una fantasia, una fortuna, una conquista personale.

Per calcolo sbagliato e  assenza di pianificazione questo è da troppo tempo uno spettacolo a sipario chiuso.

Potrebbe essere ancora comicità, thriller o film d’autore con finale a sorpresa.

Posso solo dire che il cinema aiuta. Prima e dopo. E’ come vivere molte vite e non si è mai impreparati.

Il neo presidente  Trump, i cinesi in veste di  investitori , Putin neo-crociato e Checco Zalone in diplomazia ci daranno una mano?

La  seconda semestrale del terrorismo globalizzato  si e’ appena conclusa e c’e’ ancora molta vita nonostante gli europeisti  modus meus ( si dice cosi’?) nonostante il  dopo Brexit  prossimo venturo.

Ecco una presentazione, una delle tante dell’esercizio  acrobatico della democrazia al tempo delle nazioni.

Ora il digitale le ha spiazzate letteralmente. Ma e’ in se’ ispirazione per la rinascita.
Lina Tedesco

 

Lina Tedesco: correttrice di bozze ed appassionata segretaria di redazione di riviste aziendali bancarie, intrepida addetta stampa di ambienti creditizi, ha svolto incarichi in agenzie pubblicitarie, promoter, collaboratrice e venditrice di gallerie di arte contemporanea , conquistata dalla Rete con estrosità.

 

 

 

 

l.t.

Tags: , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *