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I 5 minuti di Cortopugliese: Come le mani di una donna

23 gennaio 2017
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Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Ricordo, del Montenegro, una regina, un amaro ed uno strano momento vissuto in un caldo pomeriggio d’estate, in albergo.

Come ad ogni vacanza, vi ero giunto completamente distrutto e non avevo trovato riposo, tra le lenzuola molto bucate ed il letto molto cigolante. Eppure all’esterno l’albergo sembrava elegante: vi ero andato coi miei e potevo permettermi di avanzare una qualche pretesa.

Ma doveva trattarsi di una scuola antica, per ripetenti abbonati, ormai centenari; e con la sola facciata rimessa un po’ a nuovo. Infatti i bagni eran quelli di allora, pronti a crollare in qualsiasi  momento.

Come le mani di una donna, tradivan l’età. E tradirono anche me, che mi ci ero recato con un bel po’ di riviste, ansioso di rilassarmi. Ma l’ambiente non ispirava: la goccia del lavandino m’impediva di concentrarmi, le scrostature nel muro sembravano abitate, direi affollate; e quel senso di vecchio e abbandonato tutt’intorno rendevano il luogo senz’altro poco invitante.

Mi alzai. Un po’ infastidito e per niente rilassato, tirai, come si suol dire, lo scarico: e subito una punizione divina sembrò scatenarsi. I tubi già arrugginiti vibrarono con un frastuono incredibile, vibrò anche la lucetta in alto sul muro, piovve l’intonaco, capii finalmente il perché del mancato restauro.

“Se qui qualcuno soffre di stomaco, son capaci di addebitargli tutto l’albergo!” Pensai.

E mi allontanai dal disastro disorientato, anche perché il corridoio si era affollato di gente molto turbata ma poco vestita.

Mia madre mi venne incontro pallida, però vestita. Sembrava anche lei vittima di un cesso difettoso, ma con un filo di voce riuscì a dirmi:

“Ti sei spaventato?”

“No.” Risposi convinto. Ma aggiunsi: “Comunque conviene cambiar subito albergo.”

“Ma dov’eri? Non hai sentito il terremoto?”

Non li ho mai sentiti: tranne quelli del cuore.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese

Giovanbattista Rizzo


Giovambattista Rizzo:
Chirurgo d’Impresa e Uomo del Cambio Marcia.
Sono una via di mezzo tra uno scugnizzo napoletano e un Cincinnato padano: ho, del politico, la capacità di entrare e uscire in punta di piedi costruendo senza distruggere, con pazienza ed equilibrio; dello scugnizzo, ho invece il guizzo creativo e l’argento vivo, armi potenti per sbaragliare difficoltà e contrasti.

Per questo, da 35 anni mi chiamano per far partire, ripartire o non morire iniziative, progetti, aziende. Per questo, a seconda dei casi, in Grandi Gruppi o Piccole e Medie Imprese, sono stato Consigliere d’Amministrazione o General Manager, Controller o Project Manager, Direttore Marketing o Finanziario. Ma non sono un temporary manager, sono piuttosto un permanent manager for temporary crucial phases. Sono, a 60 anni, Chirurgo d’Impresa e Uomo del Cambio Marcia.

 

 

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